Destra Razionale Foggia

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Gli orrori del comunismo.

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Lettori fissi

mercoledì 26 maggio 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

CHI PAGA E CHI FARA’…FINTA


Di Gilberto Regolo


Dopo le pretestuose polemiche dei giorni scorsi che ha visto affogare la Grecia e l’euro in una bufera infernale peggiore del terremoto di Haiti, il governo italiano, nel contesto delle decisioni degli altri 27 paesi dell’eurozona, ha reso noto in questi giorni il nuovo pacchetto che prevede la manovra finanziaria di 24 milioni di euro che sarà portata a confronto con gli altri paesi dell’Ocse. Il pacchetto, non prevede in apparenza nuove tasse sulle nostre tasche, non fa tagli sulla scuola, ricerca, sanità, walfare e pensioni. Ma subito dopo, come sulle montagne russe, una parte degli utenti si troverà a scalare il blocco dei turn-over nella pubblica amministrazione, il rinvio del rinnovo dei contratti, la rateizzazione delle buonuscite, la penalizzazione dei servizi sanitari in almeno cinque regioni compresa la Puglia. A questi sacrifici che una buona fetta degli italiani dovrà accollarsi per non finire come la Grecia, la mannaia si abbatterà anche sugli Enti locali con 2 miliardi di euro di tagli per due anni per Regioni e Comuni, per un totale di 4 miliardi a biennio. Tanto per rimanere a casa nostra, non si sa come potrà fare la sanità pugliese a ripianare i debiti dei Tarantini e dei Tedesco o il Comune di Foggia indebitato fino al collo per recuperare almeno 20 milioni di euro che il sindaco giustamente reclama!

Se Atene piange Sparta non ride. La manovra prevede altresì: a) lotta alle evasioni fiscali che il governo ha finalmente sposato da una certa sinistra, b) lotta alle pensioni d’invalidità, c) lotta contro gli sprechi della macchina amministrativa con tagli del 15% sugli stipendi dei politici e dei managers della P. A

La materia del contendere è talmente vasta che è opportuno soffermarci su alcuni aspetti positivi e negativi della manovra di un paese che risulta tra i più indebitati d’Europa. Intanto vediamo chi paga e chi farà finta di pagare. Di certo il governo e le istituzioni, dovranno subito decuplicare gli sforzi per recuperare tasse nel paese con il più alto numero di disonesti e con la più alta presenza mafiosa.120 miliardi di euro è la cifra che attualmente corrisponde alla evasione fiscale, nonostante il recupero di molti milioni di euro fatto dalla guardia di Finanza negli ultimi due anni.(2008-2009). Se a questa cifra si addizionano gli sprechi e le “rapine” consumate dalla classe dirigente politica e amministrativa ai vari livelli, le centinaia di case mai accatastate e la scoperta di un elenco di 7 mila cittadini che finora sfuggono al fisco, il ricavato potrebbe vedere il nostro Bel Paese tra i più ricchi del mondo. Non meno importante è il controllo sulla piaga dei falsi invalidi, frutto in particolare dei noti personaggi napoletani…da prima Repubblica. Secondo le indagini su una presenza in Italia di 2.700 invalidi, si presume che almeno 700 mila vanno monitorati per sospette truffe (I ciechi vedono, i sordi odono, i muti parlano…)

Se questo primo quadro ci stimola a sperare di pareggiare i nostri bilanci per non scaricarli sui nostri figli e nipoti, la manovra che prevede i tagli alla macchina politico-burocratica non ci convince. La sbandierata cura dimagrante per la classe politica e burocrati di professione, è solo una cosmesi, una finta. I napoletani direbbero…” facimm ammuin”! Vediamone il perché. Dopo due anni della clamorosa pubblicazione di A.Stella circa lo sperpero del denaro della classe dirigente italiana, quasi nulla si è mosso. La manovra per essere efficace, deve abbracciare l’intero corpo della macchina statale, a partire della Presidenza delle repubblica, dai costi del potere giudiziario, a quelli legislativo, esecutivo e locale (province, Regioni, Comuni, comunità montane, enti a gestione pubblica) Nel documento, che dovrà ora passare al confronto con le parti sociali, non s’intravede che un generico pronunciamento di un ridicolo 15% degli stipendi dei politici apicali che corrisponderebbe all’1% della manovra complessiva, con un 20% delle decurtazioni di alcuni ministeri e di un simbolico 15% di tagli sui lauti stipendi dei grossi manager pubblici ed una ridicola semplificazione dei rimborsi elettorali. In una recente trasmissione tv lo stesso Ministro Lupi, ha ammesso che questi rimedi sono solo un atto simbolico; Tremonti, lo chiama un “aperitivo” in barba ai poveri impiegati ed operai a reddito fisso, che per pagare i debiti di una classe dirigente corrotta fino al midollo, si vedranno scaricare nuove tasse da parte di comuni e regioni, a partire dai tichet! L’art.50 dello statuto Albertino del tanto deprecato Regno Unito d’Italia, sanciva che la funzione di senatori e deputati non dava luogo ad alcune indennità e retribuzione. Oggi invece un membro del parlamento che supera come numero quello degli Usa (sic) percepisce 5.500 euro di stipendio fisso, 4000 euro di rimborso di soggiorno a Roma, 4200 per l’esercizio di rapporti con i suoi elettori. Si aggiungano poi i rimborsi elettorali che salgono a ben 500 euro per ogni elettore e per ogni assemblea legislativa. Il paradosso è che il numero degli elettori al Senato essendo più ristretto rispetto alla camera, il rimborso dovrebbe risultare minore; invece risulta incrementato con un costo complessivo di oltre 1 miliardo di euro per ogni legislatura. Sempre a Palazzo Madama, i pasti hanno raggiunto la cifra record di 1.856.737,82 per anno: la bolletta telefonica risulta di una spesa di 1.174.785,69 euro. I servizi informatici con decine di impiegati lautamente retribuiti hanno un costo di 6 miliardi incassando fino a 300 milioni di rimborsi elettorali all’anno, anche…senza elezioni! Se poi arriviamo alla pensione, i parlamentari possono sommare le loro pensioni personali con quelle maturate alle camere, dopo solo 5 anni.( I miei quattro lettori, si divertino ora a mettere nelle caselle tutti i nomi storici dei foggiani eletti in parlamento, dalla fondazione della Repubblica ad oggi! Nel solo 2005, (dove sono riuscito a ricavare i dati statistici) i costi dei deputati sopportati dalla collettività nazionale ammontano a 40 milioni di euro.

Perché la finanziaria non ha contemplato le altre Istituzioni?

A meno d’improbabili sorprese, ci chiediamo: Perché non sono stati toccati i costi delle magistratura, specie quelli in gran parte di nomina partitica come i Giudici della Corte Costituzionale ? Quali i tagli previsti sugli alti costi del Colle più volte ventilati dagli stessi Uffici della presidenza della Repubblica.? Che dire poi delle 629 mila auto bleu che scorazzano in lungo ed in largo sulle strade più o meno sfasciate della nostra penisola? Che ne sarà della ventilata falcidia del numero dei deputati, consiglieri regionali e comunali, sempre sbandierata ma mai attuata. Perché non si sono toccate le laute retribuzioni delle regioni che equivalgono per struttura amministrativa ai vecchi staterelli all’indomani del Congresso di Vienna del 1815? Si noti che i presidenti delle regioni e le indennità complessive dei consiglieri non sono molto lontane da quelle dei parlamentari. Una sorta di “Albero della Cuccagna” di stato negli stati. Che ne sarà infine della sorte delle migliaia di aziende speciali quasi tutte in forte deficit. Si pensi che i 350 milioni di euro accumulati dal Comune di Foggia nella trascorsa consiliatura di “Orazio c’è”, sono in gran parte, da attribuirsi alla disinvolta e allegra disamministrazione delle tre aziende speciali (Ataf. Amica. Amgas…arcobaleno). Qui a farne le spese è sempre il solito… pantalone.

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