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Gli orrori del comunismo.

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martedì 5 gennaio 2010






Sono passati 31 anni dalla strage di Acca Laurentia. Fu uno dei momenti più bui della Repubblica Italiana che vide morire Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni (quest'ultimo da un proiettile sparato dalle forze dell'Ordine).

Erano giovanissimi ragazzi, missini , caduti per mano dell'odio comunista tanto in voga in quegli anni di "arco costituzionale".
Dedichiamo una preghiera per i martiri di Acca Laurentia!
Rimarranno sempre presenti nelle menti di chi ha vissuto quei
tristi e drammatici momenti , chiamati anni di piombo e siano di monito per le attuali generazioni.
La mia, e la speranza di tanti, che questi "ramoscelli spezzati" nel pieno della loro gioventù non
siano morti invano, e che tali avvenimenti frutto di una stagione di odio verso chi si professava

anticomunista, non conforme ai dettami di un conformismo di regime dilagante, non si ripetino
mai più .

Salvatore Valerio


(Da una mia ricerca su internet) I ricordi di un giovane che all'epoca aveva 16 anni.



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Roma, 7 Gennaio 1978. Sezione del MSI di via Acca Larentia. Una sezione di estrema periferia di Roma, quartiere Appio.
Un polveroso stanzone, chiuso da una saracinesca metallica, al termine di una strada non accessibile dalle macchine, una di quelle sezioni dove si esprime l'anima popolare e sociale della destra italiana.
Alle 18 tre ragazzi escono dalla sezione, all'uscita un commando di cinque o sei giovani apre il fuoco su di loro. Franco Bigonzetti, colpito alla testa, cade davanti alla porta della sede.
Francesco Ciavatta tenta di fuggire lungo la scalinata, raggiunto da una raffica di colpi si trascina per alcuni metri poi rotola giù dalla rampa. Il terzo, Vincenzo Segneri, benché ferito al braccio, riesce a rientrare in sezione e a chiudere la porta blindata.
I soccorsi tardano, Bigonzetti, 19 anni, è ormai senza vita, ma Ciavatta non ha ancora perso i sensi e rantola poche parole, prima di perdere i sensi. Morirà durante il trasporto in ospedale, aveva solo 18.
La notizia della strage attraversa Roma come un fulmine. Decine e decine di militanti giungono da ogni parte della città.
La tensione è al massimo. Polizia e carabinieri confermano la dinamica bestiale dell'agguato. Nei volti delle decine di ragazzi accorsi sul posto c'è sgomento e una rabbia profonda, tanto terribile quanto impotente.
Un operatore della Rai butta con disprezzo (o con colpevole distrazione) una cicca di sigaretta sulla macchia di sangue ancora fresco di Ciavatta.
E' la scintilla, volano pugni, calci, interviene la polizia. Urla, bastonate, lancio di lacrimogeni, un'auto dei Carabinieri viene presa a calci. Stefano Recchioni, 19 anni, militante della sezione di Colle Oppio, viene colpito in fronte da un proiettile sparato da un capitano dei Carabinieri.
Morirà il 9 gennaio all'Ospedale S. Giovanni.



Filippo



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